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E tu quanto costi alla Terra? Calcola la tua impronta ecologica

Venerdì scorso (27 Novembre), nel corso delle prime due ore, le classi del quinto scientifico sono state impegnate nell’incontro con il Comitato “Caserta Città di Pace” promosso ed organizzato dal professore di religione Don Vanni. La conferenza è stata incentrata sul tema della pace, in particolar modo i relatori si sono soffermati sulla lotta al terrorismo, sulla nascita e lo sviluppo dell’ISIS e sulle responsabilità, soprattutto occidentali, degli attacchi terroristici che stanno colpendo l’intera Europa. Nella trattazione di questi argomenti è emersa, come causa principale di quella che viene tutt’oggi definita la Terza Guerra Mondiale, la presenza dei grandi giacimenti petroliferi in Siria, dei quali i paesi occidentali hanno un gran bisogno per le loro politiche consumistiche.

Ecco che viene nominata l’impronta ecologica, sulla quale vogliamo oggi soffermarci. Qual è la superficie di territorio necessaria per sostenere una data economia all’attuale standard di vita, quanto richiede ciascuna persona alla Terra per sostenere il proprio stile di vita?

L’impronta ecologica, introdotta nel 1996, si calcola considerando proprio il carico dell’attività umana su alcune “categorie” di spazio ecologico: in base ai consumi, si calcola la superficie necessaria all’agricoltura, il mare per la produzione di pesce, la superficie necessaria ad assorbire i gas serra prodotti dalle attività umane, lo spazio necessario all’edilizia ed infine la superficie per la biodiversità (sopravvivenza delle altre specie viventi).

Dopo aver calcolato l’impronta ecologica dell’umanità, al fine di valutare la sostenibilità della Terra, questa viene confrontata con la capacità rigenerativa del pianeta. Ed è proprio in questo momento che nascono i problemi: dagli ultimi rapporti si è stabilito che l’impronta ecologica è raddoppiata dagli anni ’60 ad oggi.

Occorre, allora, prendere coscienza della situazione nella quale ci troviamo, e ridurre al più presto il peso della nostra impronta ecologica, che sta gravemente sovraccaricando il pianeta. Si potrebbero addirittura risolvere due problemi in uno: potremmo ridurre la nostra richiesta di petrolio e salvare la Terra da una sicura auto-distruzione. 

Cosa aspetti? Calcola la tua impronta ecologica, ed inizia da subito a farla diventare sempre più piccola.

 

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Stazione Scientifica Salesiani: l’intervista a Don Nicola Pecoraro

Vi avevamo già parlato in un precedente articolo della Stazione Scientifica impiantata a Caserta presso il nostro Istituto Salesiano. In seguito all’articolo, lo stesso Don Nicola Pecoraro – responsabile della Stazione Scientifica – ha voluto rilasciare un’intervista in cui spiega il funzionamento di alcuni componenti della stazione, come li ha costruiti e come possono essere usati per fare delle vere e proprie previsioni meteorologiche che, a quanto egli stesso afferma, hanno un margine di correttezza del 90-95%.

Vedi i video dell’intervista:

Video 1

Video 2

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Stazione scientifica all’Istituto Salesiano di Caserta

All’inizio del 2014 don Nicola Pecoraro, professore di scienze della scuola media e del liceo, ha iniziato a lavorare ad una stazione scientifica da installare all’interno dell’Istituto Salesiano di Caserta. Partendo da componenti semplici che già possedeva, ha assemblato sismografi, parabole per collegarsi con dei satelliti, vari sensori di umidità e temperatura e una telecamera in alta definizione (HD). All’inizio del mese di maggio il progetto è stato ultimato e la stazione è entrata in funzione. Al secondo piano del liceo c’è una stanza in cui don Nicola ha messo 7 computer, ognuno è collegato a un sismografo o a un sensore. Tutti sono stati collegati a un server che si trova in sala informatica al piano terra. Quest’ultimo è collegato ad un televisore che fa visualizzare, a chi passa, i dati raccolti dalla stazione. Questi, oltre ad essere a disposizione per la scuola, possono essere visualizzati da tutti coloro che si collegano al sito “www.salesianicaserta.org” scegliendo la voce “stazione scientifica”. Insomma una “creazione” veramente utile per chi vuole rimanere aggiornato in tempo reale sul meteo del centro di Caserta.

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Universo infinito e senza Big Bang? Si, forse è vero!

Come vi sentireste se qualcuno un giorno vi venisse a dire che niente di tutto quello che sapete sul Big Bang è vero?! Disorientati? Perplessi? Bene, sappiate che non siamo in un’altra galassia, ma nella Via Lattea e più precisamente sulla Terra.

Tutto è iniziato con la pubblicazione del “Cosmology from quantum potential” sulla rivista Physics Letters B. Gli autori, Ahmed Farag Ali del Center for Theoretical Physics di Giza e Saurya Das della University of Lethbridge, in Canada, hanno realizzato, combinando quantistica e relatività generale, un modello che sembrerebbe poter fare a meno della singolarità iniziale dell’universo e che prevede un’età infinita per esso.

Questo modello propone un’accelerazione recente dell’universo, rimuovendo la singolarità iniziale del Big Bang. Le equazioni di Ali e Das, quindi, non solo non prevedono un’esplosione, ma neanche una possibile contrazione futura dell’Universo (come è secondo la relatività generale).

Però, come spiegato dal cosmologo Carlo Burigana, non tutto potrebbe essere in contrasto col Big Bang: <<In realtà, ciò che è osservativamente “standard” è l’espansione dell’universo e la fase primordiale calda, e non mi pare che questo lavoro sia in opposizione a ciò>>.

Insomma, non è stata fatta ancora la scoperta del secolo, ma ci avviciniamo sempre più a definire la teoria di gravità quantistica che, secondo Ali e Das, potrebbe comprendere anche le loro intuizioni.

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Neutrini, Tunnel e Gaffe

Una scoperta scientifica può rivoluzionare la fisica fino ad oggi conosciuta e mettere in crisi i geni della nostra epoca. Era il 1900 quando il fisico Max Planck si imbatté in quello che poi lui stesso chiamerà quanto. Plank scoprì che l’energia emessa dalla luce poteva essere assorbita dalla materia solo in frammenti, detti  appunto quanti. Da allora si susseguono le ricerche alla scoperta di particelle subatomiche e di conseguenza più piccole di un elettrone o di un protone, per ampliare gli orizzonti della fisica moderna.  Ma ecco che si scopre che i neutrini, particelle non visibili ad occhio nudo, possono viaggiare più velocemente della luce. Questa scoperta ha fatto parlare molto di sé, soprattutto per il clamoroso errore del’ex ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini. Infatti nel comunicato stampa del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca si poteva leggere -alla costruzione del tunnel tra il CERN e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro- riferendosi ad un tunnel materialmente esistente che collegasse Il CERN di Ginevra, in Svizzera, con i laboratori del Gran Sasso. Sui siti internet i commenti ironici sono stati moltissimi, tra i quali spicca quello dell’attrice comica Sabina Guizzanti, la quale afferma ironicamente- “Gelmini: se il tunnel non fosse stato intasato avrebbero fatto ancora prima”. Il ministero ha poi smentito dicendo che il comunicato era stato frainteso e che la polemica era solamente frutto di una strumentalizzazione politica e non di totale ignoranza nell’ambito della fisica. Nonostante questo comunicato ambiguo, i neutrini non hanno viaggiato attraverso un tunnel poiché, i neutrini interagiscono con la materia e vi passano attraverso, come avviene con la luce che secondo Einstein non doveva essere considerata come un’onda, intesa come frequenza, ma come una particella. Molti si confondono con il tunnel del  CERN di Ginevra nel quale si scontrano particelle di spin opposto. Forse la gaffe madornale del ministero ha avuto la sua utilità , infatti ha fatto interessare il pubblico più ampio a queste ricerche  considerate oltremodo noiose ed inutili. 

Dal nostro Repertorio

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