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Storia del cinema: Inghilterra

1900-1945

Dal punto di vista di film prodotti, l’industria cinematografica ha sperimentato un’espansione nel momento della nascita nel 1910 ma durante gli anni venti ha attraversato una recessione causata dalla superiore competizione del cinema statunitense. Il “Cinematograph Films Act” del 1927 introdusse misure protettive miranti alla ripresa dell’industria cinematografica e portò ad un picco di produzione che raggiunse i 192 film nel 1936. Poi però, un’espansione incontrollata causò un crollo improvviso che portò a una diminuzione del numero dei film fino a tutta la seconda guerra mondiale.

I primi a costruire e a far funzionare una macchina da presa da 35 mm in Gran Bretagna furono Robert W. Paul e Birt Acres. Furono gli autori del primo film britannico Incident at Clovelly Cottage nel febbraio 1895, non appena fu scaduto il brevetto sulla macchina da presa.

Negli anni 20 si produssero molti film di serie B, a causa di un buco legislativo che favoriva la produzione di film economici e veloci, che fu causa di un arretramento nello sviluppo dell’industria cinematografica. Bisogna considerare però che molti cineasti britannici si formarono proprio grazie a questi ”quota quickies”, compresi Michael Powell e Alfred Hitchcock.

Ricatto (Blackmail) (1929) di Alfred Hitchcock è considerato il primo film sonoro britannico. Nell’era del muto gli spettatori erano ricettivi rispetto a pellicole provenienti da tutte le nazioni. Ma, con l’avvento del sonoro molti attori stranieri, o quelli con spiccati accenti regionali, si trovarono fuori mercato, mentre l’inglese più formale divenne la norma.

Vi fu poi una recessione dell’industria, dopo gli anni boom a cavallo del 1930, i crescenti investimenti e l’eccessivo ottimismo che accompagnarono l’espansione verso il mercato statunitense, causarono lo scoppio della “bolla” nel 1937. Delle 640 compagnie di produzione britanniche registrate tra il 1925 e il 1936, 20 erano quelle ancora attive nel 1937.
Questo periodo, nonostante sia stato ”poco prolifero” nel lungo termine, ebbe un importante ruolo di formazione dei fututri registri del dopoguerra.

Le restrizioni imposte dalla guerra mondiale sembrarono, contrariamente a quanto aspettato, dare nuova energia all’industria cinematografica britannica.
Il cinema britannico cominciò ad usare sempre di più le tecniche documentaristiche e autori precedentemente impegnati in documentari realizzarono film improntati sulla realtà, molti dei quali aiutarono a formare un’immagine popolare della nazione in guerra.

1945-2016

Verso la fine degli anni quaranta, la “Rank Organisation”, fondata nel 1937, nel periodo di recessione, da J. Arthur Rank, divenne il soggetto dominante dell’industria cinematografica britannica.
Tra i film più significativi prodotti in questo periodo abbiamo Breve incontro (Brief Encounter) (1945) di David Lean del quale vanno ricordati anche due adattamenti da Dickens, Grandi speranze (1946) e Oliver Twist (1948).

Negli anni cinquanta ci fu un leggero arretramento rispetto al prestigio che aveva acquisito il cinema britannico in campo mondiale, e ci si cominciò a concentrare maggiormente su commedie popolari, mentre le storie drammatiche legate alla seconda guerra mondiale erano rivolte più che altro al mercato interno.

Infine, una censura meno restrittiva incoraggiò, verso la fine degli anni cinquanta, i produttori di B-movie della Hammer Film Productions a lanciarsi in una serie di film horror che ebbero un grandissimo successo. Dopo aver cominciato con gli adattamenti in bianco e nero delle serie televisive di fantascienza della BBC scritte da Nigel Kneale, L’astronave atomica del dottor Quatermass (The Quatermass Experiment, 1955) e I vampiri dello spazio (Quatermass 2, 1957), la Hammer si specializzò rapidamente e con un’ottima riuscita nel colore, con le nuove versioni di Frankenstein (The Curse of Frankenstein), Dracula (Horror of Dracula) e La mummia (The Mummy). L’enorme successo commerciale li incoraggiò a girare seguiti su seguiti, e portò ad un’esplosione della produzione dei film horror in Gran Bretagna che sarebbe durata per due decenni.

Si contano fra gli autori inglesi Ridley Scott e Stanley Kubrick, anche se quest’ultimo è stato naturalizzato britannico.
Alien è il capostipite di una fortunata serie di fumetti e pellicole, ha dato vita a un ambiente cult e lo xenomorfo è ancora ricordato come uno dei ”mostri” più riusciti nel panorama internazionale, e l’atmosfera che il primo film riesce a dare è ritenuta ”irrecreabile” dagli stessi continuatori della pellicola.

Stanley Kubrick è considerato un visionario del cinema, e molti suoi film sono passati alla storia come capolavori cinematografici, e molti anche impegnati socialmente e politicamente, come Arancia Meccanica.

Il panorama cinematografico inglese si conclude poi con film del calibro di Black Hawk Down, il recente Robin Hood, e Sopravvissuto- The Martian, tratto dal libro omonimo, tutti diretti da Ridley Scott.

Ovviamente è impossibile non menzionare la serie dell’agente segreto James Bond, 007, che si divide in vari tronconi, di cui ricordiamo quelli ”originali” con Sean Connery, e Spectre con l’incredibile performance di Daniel Craig.

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Storia del cinema: Portogallo

Il Portogallo non è il primo paese a venire in mente quando si parla di cinema, ma ha una produzione relativamente ricca nonostante poco conosciuta.

Il cinema portoghese, per quanto non molto sviluppato inizialmente, sebbene i tentativi non mancassero, nel periodo 1920-1240 ha conosciuto uno sviluppo più vivace, con l’affermazione di due case produttrici, l’ Invicta Film e a Tobis Portuguesa a Lisbona, quest’ultima ancora presente e detentrice dell’unico laboratorio professionale esistente in Portogallo.

 

La Tobis Portuguesa oggigiorno

Anche in Portogallo, come nella vicina Spagna, si instaurò una dittatura, e l’industria cinematografica risentì di ciò: calò la produzione artistica, che si riprese velocemente alla fine della dittatura.

Negli anni 90 esplode il genio creativo di Manuel De Oliveira, considerato il più grande regista portoghese.

Manoel nei primi anni 90, alla mostra del cinema di venezia del 91

Oliveira ha utilizzato il cinema in piena libertà, senza mai abbandonarne le radici letterarie. “Il teatro – ha detto – è un’arte, ma il cinema non è che un mezzo per fissare ciò che si recita davanti alla macchina da presa”.

Ha ricevuto numerosi premi alla carriera e persino a 106 anni lo si trovava dietro la macchina da presa.

Uno dei suoi film più famosi, del 1997, è Viaggio all’inizio del mondo.

Il film è molto personale e si potrebbe definire come un’autobiografia di se stesso, interpretato da Marcello Mastroianni, che racconta, nei panni del regista, la storia della sua vita, raccontata con un percorso nel quale si scoprono molti particolari e legami ormai dimenticati dal protagonista, e che raffiorano piano piano.

 

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Storia del cinema: Spagna

Il cinema Spagnolo ha inizio con il periodo del cinema muto, ma, contrariamente ad altri paesi, la Spagna non ha mai offerto al mondo molti registi di qualità e degni di nota.

Nonostante ciò, ci sono alcune pellicole spagnole bellissima e apprezzate anche dalla critica, e persino Salvador Dalì si è dato alla settima arte.

Nel periodo muto si ha una produzione fiorente, che ha il suo centro prima a Barcellona(1914) e infine a Madrid.

Si forma il genere delle ”españoladas”, che avrà successo fino agli anni 60, e si spazia fra vari generi, dalle tragedie storiche alle trasposizioni cinematografiche di opere teatrali, ben accolte dai creatori delle stesse.

Ricordiamo un dramma storico “Vida de Cristobal Colón y su descubrimiento de América” (Vita di Cristoforo Colombo e la sua scoperta dell’America) girato da un francese:  Gerald Bourgeois.

Il film fu innovativo, apprezzato dalla critica del periodo, e molto costoso, si dovettero addirittura ricostruire le 3 caravelle del viaggio di Colombo.

Scena di un delle caravelle realizzate per il film

Anche l’artista Salvador Dalì si dà al cinema, con il film surrealista Un chien andalou(Un cane andaluso), che ha caratteristiche tipiche del cinema surrealista, con scene apparentemente scollegate fra di loro, ma con una tematica comune, che collega le scene.

Con l’avvento del sonoro la produzione spagnola comincia a decadere, con appena un centinaio circa di film, anche se è importante la fondazione della Compañía Industrial Film Española S.A.” (CIFESA), la casa produttrice più importante del paese.

 

Non mancano nel periodo della guerra civile censure e film di propaganda, sia da una parte che dall’altra.

La guerra e la vittoria dei franchisti sono le cause della fuga di molti geni cinematografici, e ciò causa al paese la penuria di film nazionali.

La Spagna franchista introduce anche, nel tentativo di rivitalizzare l’industria, due mostre cinematografiche, il Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián che continua ininterrottamente fino ad oggi, mentre nel 1956 ebbe luogo la prima Settimana Internazionale del Cinema di Valladolid o SEMINCI.

Verso la fine degli anni 50 si ha  l’apertura della Spagna verso l’estero e l’afflusso del neorealismo, ma, nonostante ciò, il cinema Spagnolo rimane comunque di basso livello, anche a causa della mancanza di strutture e fondi adeguati.

Con la fine della dittatura, venne soppressa la censura e venne concesso il permesso per le manifestazioni culturali nelle altre lingue spagnole oltre al castigliano, così venne fondato, ad esempio, l’Istituto del Cinema Catalano.

All’inizio trionfarono i fenomeni popolari del “destape” e il “landismo”. Durante la democrazia tutta una serie di nuovi registi trattano temi polemici e rivedono la storia anteriore del paese.

Il cinema spagnolo dipende oggi però dagli sporadici successi della “comedia madrileña” di Fernando Colomo o Fernando Trueba, dai sofisticati melodrammi di Pedro Almodóvar, dall’umorismo nero di Alex de la Iglesia e dalle opere di Santiago Segura o Alejandro Amenábar

Nel 1987 vennero creati i Premi Goya(da Francisco Goya, pittore spagnolo) come premio per il cinema spagnolo, e sono attualmente il premio più importante nel panorama cinematografico spagnolo.

 

 

 

 

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Storia del cinema, dall’Italia all’America: Italia

Quando si parla di cinema italiano, spesso ci vengono in mente commedie, o comunque film leggeri e spassosi.
Difatti le commedie sono di sicuro il genere più caratteristico della storia dell’intrattenimento italiano, con le commedie di Goldoni che risalgono fino al 600’ e le continue commedie che vengono sfornate ogni anno per il cinema italiano, anche se, in un mercato ”saturo”, poche sono da considerarsi film decenti o di buona fattura.

 

 

Totò(Antonio De Curtis) e Peppino De Filippo sono il duo più caratteristico della storia della comicità italiana.
Totò in particolare, il principe della risata, è uno dei volti immediatamente riconoscibili del cinema italiano.
Egli stesso amava partecipare a molti film e accettava tutte le offerte.
Non si faceva intimorire da sceneggiature e copioni approssimativi, ma anzi riusciva sempre a ”completarli” con il suo improvvisare caratteristico.

 

Antonio De Curtis(Totò) con Peppino De Filippo, nella famosa scena della lettera.

Peppino De Filippo viene spesso considerata la ”spalla” di Totò, ma non vi è affermazione più sbagliata ed ora vedremo il perché.
Attore di spettacolo molto rinomato, ha portato personaggi fondamentali nella storia dello spettavolo come il celebre Gaetano Pappagone per la trasmissione televisiva Scala Reale.
Nato come personaggio da intrattenimento, Pappagone diventa un divo dello spettacolo, ed è definito una maschera napoletana allegra, bizzarra, ingenua, buono nell’animo.

Pappagone, a sinistra, celebre personaggio inventato da Peppino

Abbiamo avuto anche molti altri attori di largo calibro come Alberto Sordi, che parte da numerose posizioni minori e finisce per diventare un emblema del cinema comico italiano.

 

Alberto Sordi negli studi della Rai(1950)

Egli porta davanti alla cinepresa personaggi negativi, antieroi che sono prepotenti con i deboli e servizievoli con i potenti, comportandosi da veri e propri lacchè pur di ottenere qualche misero favore.
La comicità in sé fa scattare il sorriso, ma non la risata, perché è si divertente, ma ci si ferma a riflettere subito dopo, incapacitati a ridere da un comportamento che spesso non è divertente in sé, ma è comico nella sua stessa aberrazione.

 

Negli stessi anni si sviluppa il cinema italiano, in un vero e proprio boom di crescita, e si afferma il genere del neorealismo, che consiste,in breve,di numerosi film con ambientazione spoglia e povera, filmati spesso in campagna e in spazi aperti piuttosto che negli studi.

Gli ”attori” il più delle volte non sono veri e propri attori di professione ma gente comune, che viene richiamata a partecipare nei film negli stessi ruoli che esercitavano nella vita reale.
Spesso i bambini sono elevati al pari degli adulti in questi film, poiché compiono azioni che dovrebbero appunto fare gli adulti, conferendogli quindi ruoli primari, e non di semplice partecipazione.
Sono rappresentate storie simil-realistiche e con un sottile velo drammatico, essendo per la maggiore ispirate a storie di lavoratori e gente comune rovinata dalla guerra, le cui conseguenze perdurano anche nell’immediato dopoguerra, tempo in cui il genere fu di maggior successo.

 

Celebre scena di Roma città aperta(1945), una delle più famose del cinema italiano, che termina con l’uccisione di Pina, ragazza che inseguiva il camion tedesco che portava via il marito, da parte dei tedeschi.

 

Finito questo periodo d’oro e di ”rinascita” del cinema italiano si passa,dagli anni 80′ fino ad oggi, all’abuso del genere della commedia, in linea generale sempre più semplice e banale, con le dovute eccezioni, che tuttavia ha sempre riscosso molto successo in Italia.

Di attori principali ricordiamo Renato Pozzetto, grande attore comico milanese, e Massimo Troisi, attore napoletano molto influente negli anni 80.

Va ricordato anche Alvaro Vitali, attore romano che ha portato in scena uno dei personaggi più conociuti del cinema italiano, Pierino.

 

 

 

Altro volto molto conosciuto nello spettacolo italiano è Roberto Benigni, molto noto anche per il film oscar  La vita è bella.

Lavitella.png

Scena de ”La vita è bella” dove vi sono i protagonisti Guido Orefice (Roberto Benigni) insieme con la moglie Dora (Nicoletta Braschi) e il figlio Giosuè Orefice (Giorgio Cantarini)

Anche le cosidette fiction hanno avuto molto successo nel panorama televisivo italiano, ed ultimamente vi è stata una svolta di temi improvvisa, che sta avendo più rilevanza che mai, con alcune serie ormai internazionali come The Young Pope di Sorrentino e Gomorra di Sollima(serie basata sugli scritti di Saviano ed ispirata a fatti reali).

 

Lenny Belardo(Jude Law) nelle vesti di Papa Pio XIII

Per oggi è tutto, ci vediamo al sequel!

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Storia del cinema, dall’Italia all’America: Francia

La Francia di inizio 900 era uno dei paesi più importanti a livello culturale, e difatti qui, a Parigi, capitale culturale europea, nacque la settima arte per opera di Auguste e Louis Lumière.

I fratelli Lumière inventarono il cinematografo, prima macchina da presa, e tennero la loro prima proiezione pubblica a Parigi, nel 28 dicembre 1895, che viene considerata la data di nascita del cinema.

Copertina dei primi cinema targati Lumière

Il successo fu immediato, il cinema conobbe grande fama e popolarità a livello mondiale, e una particolare azienda francese,la Pathé Frères, ha portato avanti il cinema francese, e lo diffuse aprendo nuove filiali a Londra, Mosca, New York, Berlino e San Pietroburgo, diventando la più grande azienda cinematografica del mondo.

L’inizio degli anni venti fu segnato dalla nascita di numerosi movimenti artistici legati al cinema. Louis Delluc, eminente critico del tempo, introdusse il concetto di photogènie, sottolineando come ciascun soggetto reale trovasse nuova forma ed espressione nella sua trasposizione su pellicola.  Delluc, nel 1921, fondò una sua casa di produzione, la Fièvre.

Buona interprete dell’impressionismo cinematografico francese fu anche Germaine Dulac, autrice di La sorridente madame Beudet (La souriante madame Beudet, 1922), uno tra i primi film femministi della storia, nel quale si rappresenta una moglie borghese stanca della propria vita monotona, che arriva a pensare anche a misure drastiche pur di liberarsi dalla presenza delle figure quotidiane che tanto disprezza.

L’attrice Germaine Dulac, interpreta la signora Beudet.

Il vero innovatore francese di questi anni, però, fu senza ombra di dubbio René Clair, un cineasta che seppe abilmente sfruttare la lezione tecnica di Méliès: il suo visionario Entr’acte (1924) è un film di matrice surrealista musicato da Erik Satie, che ”racconta” una serie di scene di vita surreale a Parigi, scollegate da un punto di vista logico ma collegate ”nello spazio”.

Il titolo si traduce in italiano come Intervallo o Intermezzo. Il film era nato per essere proiettato durante l’intervallo, tra i due tempi di un balletto istantaneista, Relâche, (Giorno di riposo), uno spettacolo dei Balletti Svedesi di Rolf de Maré.

Ciò concilia la pragmaticità del burlesque(satira) con la frenesia della società a lui contemporanea.

I ”protagonisti” Erik Satie, Francis Picabia con il regista René Clair sul set di Entr’acte, ottobre 1924.

Negli anni 30, Renoir fu l’artista più riuscito del realismo poetico, realizzando pellicole di grande valore artistico, come La vita è nostra (1936), La grande illusione (1937) e, prima di subire l’esilio negli Stati Uniti, il magnifico La regola del gioco (1939), tutt’oggi considerato dalla critica uno dei più grandi film di sempre.

La regola del gioco in particolare, pone una critica forte alla società e alla politica del tempo, specialmente rivolte alla Germania nazista, oltre a rappresentare numerosi temi ”comuni” come l’amore ad esempio.

I protagonisti sono numerosi, ben 8, e si dividono fra l’alta società ed i loro domestici.

Regoladelgioco-Renoir.png

Due protagonisti, Roland Toutain e Nora Gregor in una scena del film.

Alla fine degli anni cinquanta la Francia vive una profonda crisi politica, contraddistinta dai sussulti della guerra fredda e dai contrasti della guerra d’Algeria; il cinema francese tradizionale del tempo aveva assunto una connotazione quasi documentaristica nel testimoniare questa crisi interna, i film erano diventati mezzi attraverso i quali rifondare una sorta di morale nazionale, i cui dialoghi e personaggi erano spesso frutto di idealizzazione.

La Nouvelle Vague, un movimento molto simile al neorealismo italiano, è il primo movimento cinematografico a testimoniare in tempo reale l’immediatezza del divenire, la realtà in cui esso stesso prende vita. I film che ne fanno parte sono girati con mezzi di fortuna, nelle strade, in appartamenti, ma proprio per la loro singolarità, hanno la sincerità di un diario intimo di una generazione nuova, disinvolta, inquieta. Una sincerità nata dal fatto che gli stessi registi che si sono riconosciuti in questo movimento.

Le beau Serge è il primo film di questo genere, manifesto della Nouvelle Vague, diretto da Claude Chabrol

Le riprese sono state effettuate nel villaggio di Sardent, dove il regista ha passato l’infanzia durante la guerra.

Il film è molto crudo, racconta di un uomo, François, che  ritorna nel suo villaggio dopo molti anni di assenza. Vi ritrova l’amico Serge, ormai diventato alcolizzato. Serge è sposato con Yvonne, dalla quale ha avuto un bambino nato morto, e che è nuovamente incinta. Egli non perde occasione per umiliarla in pubblico, fin quando un giorno François affronta l’amico.

La copertina del film.

Il cinema francese conobbe un periodo di crisi con l’avvento della televisione, e si passò da picchi di un miliardo e mezzo di spettatori negli anni 40-50 a 193 milioni negli anni 80.

C’era bisogno di una revisione delle politiche da parte delle case produttrici, e ci furono film fortemente influenzati dalle esperienze televisive ed altri registi che tentarono di riportare in auge i temi degli anni 60-70 in una sorta di post nouvelle vague.

Il tema che fu sviluppato principalmente fu quello dei sentimenti amorosi e la conseguente produzione di film di largo consumo.

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Storia del Cinema, dall’Italia all’America

Sin dall’inizio dei tempi la nostra storia è sempre stata segnata dall’arte visiva, con i primi uomini che rappresentavano tutto ciò che vedevano sulle pareti delle grotte.
Poi si è passati a qualcosa di più simile ai giorni nostri, con i primi spettacoli teatrali sia Greci che Romani.
L’arte dello spettacolo ha da allora preso piede fino ad arrivare ai nostri standard, con il mestiere dell’attore che comincia ad essere tenuto più in considerazione e, soprattutto, meglio retribuito.
Il teatro prima e il cinema poi diventa un lavoro complesso e ben strutturato, che richiede l’assunzione di molti esperti, in ambito della fotografia, della stesura del soggetto e della sceneggiatura, del montaggio, della colonna sonora e, recentemente, degli effetti speciali, tutti coordinati dalla direzione del regista, che si occupa della regia, finalizzata alla costruzione dell’opera.

Ci sono molti aspetti nella direzione di un film che è bene approfondire:

-La pre-produzione è inizialmente solo un’idea di trama nella mente di una persona.
Può essere sviluppata dalla persona stessa o da un gruppo di colleghi, in soggetto, oppure, più dettagliatamente, in sceneggiatura.

-Basandosi ancora sulla sceneggiatura, il regista decide il tipo di inquadratura e di sonoro in presa diretta, la durata delle sequenze, l’ambientazione, il modo in cui attori e comparse
devono interagire tra loro e con il set, al fine di costruire una storia credibile e coerente affinché lo spettatore possa seguire con piacere la vicenda narrata dall’autore della
sceneggiatura.

-Nel Cinema si lavora sul Set, dall’inglese setting, ambientazione, che è il luogo dove si ricrea l’ambientazione della scena.
Qui gli attori, interagendo fra di loro, provando più e più volte una scena fino allo ”stop” del regista.

-Successivamente, nella post produzione, è sempre la regia a stabilire la colonna sonora che sottolinea le scene allo scopo di enfatizzare uno stato d’animo, evidenziare una situazione,
sottolineare un particolare…
L’abilità di un regista sta infatti proprio nel riuscire a sopperire alla impossibilità delle semplici immagini di trasmettere pensieri e sensazioni che possono invece essere facilmente
descritte con le parole.

 

In queste settimane andremo, con un articolo ogni settimana, ad approfondire le radici della forma di ”spettacolo teatrale” più conosciuta di tutte, il cinema.
Approfondiremo la storia del cinema dai fratelli Lumière in Francia ai film di spionaggio inglesi, dalla Hollywood americana fino alla Bollywood indiana, fino ad arrivare al neorealismo e alla commedia nostrana, analizzando tutte le produzioni più famose delle varie nazioni, i loro registi più famosi, e l’impatto culturale che queste opere hanno avuto a livello nazionale e, se è il caso, mondiale.

Buona visione!

 

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Un mese di film e serie TV gratuito: Netflix arriva in Italia!!!

Netflix è una società statunitense nata nel 1997, che offre un servizio di noleggio di DVD e videogiochi via Internet e, dal 2008, anche un servizio di streaming online on demand, accessibile tramite un apposito abbonamento. Il lancio di Netflix in Italia è avvenuto il 22 ottobre 2015 attraverso una presentazione svoltasi a Milano, dove si trova la sede italiana della società, alla presenza dei vertici della piattaforma e di alcuni protagonisti delle serie autoprodotte. Nonostante l’accesso alla piattaforma sia stato reso possibile solo dalla mezzanotte del giorno di lancio, già nelle settimane precedenti sono state pubblicate le applicazioni dedicate ai principali sistemi operativi presenti in Italia. Al momento del lancio italiano, non vengono resi disponibili tutti i contenuti presenti sulla versione americana ma solo 830 di cui 516 film, 170 serie tv e 144 documentari. L’obiettivo da raggiungere è quello di una famiglia italiana su tre entro il 2022. Vedremo se il traguardo sarà raggiunto…intanto iniziate a godervi le migliori serie TV e film quando e dove volete a soli 7,99 € al mese (con un mese di prova gratuito)

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Prendimi l’anima: un viaggio nella psicanalisi

Continua il nostro viaggio nel mondo del cinema dedicato alla psicologia. Il titolo che proponiamo questa volta è Prendimi l’anima di Roberto Faenza.

Il film racconta la storia di Sabine Spielrein, una giovane donna russa di origini ebraiche vissuta agli inizi del ‘900: affetta da crisi isteriche e da una forte nevrosi, è condotta dai genitori, commercianti facoltosi, presso l’ospedale psichiatrico di Zurigo, dove è presa in cura da Carl Gustav Jung, pupillo e discepolo di Freud. Egli, inizialmente interessato alla donna come paziente, viene successivamente travolto da una passione che lo turba profondamente e che, nonostante i numerosi ripensamenti e rimorsi, lo condurrà a provare una “maledetta felicità”. La relazione tra i due amanti termina quando Sabine, dopo essere stata curata con successo, decide di tornare a Mosca per ricominciare una nuova vita, pur mantenendo un intenso rapporto epistolare con Jung: si laurea in medicina e successivamente in psicologia, sposa un medico russo e partorisce due bambine; inoltre, fonda un asilo chiamato “l’Asilo bianco” per il colore delle pareti, in cui utilizza i propri metodi pedagogici basati sulla libertà di pensiero e sulla creatività individuale. Agli inizi della Seconda Guerra Mondiale, Sabine e le figlie vengono arrestate dai tedeschi, trasportate in una sinagoga e uccise insieme a tutta la comunità ebraica di Mosca, mentre Jung, ormai vecchio, partecipa all’evento con una delle sue tante premonizioni.

In Prendimi l’anima Roberto Faenza descrive in modo comprensibile a tutti l’innovativo metodo psicanalitico ideato da Freud: prima delle sue teorie, l’unica cura possibile contro l’isteria era l’elettroshoc; Freud, invece, ipotizzò che per curare i malesseri psichici bisognasse parlare del proprio vissuto e dei traumi subiti nel corso della vita ad uno psicanalista, dotato della capacità di immedesimarsi nel vissuto del paziente e di instaurare un rapporto attivo con lui. è ciò che accade nel dialogo durante il primo incontro tra Sabine e Jung: il legame che progressivamente si instaura tra i due mostra uno dei rischi di questa terapia, poiché il rapporto tra medico e paziente diventa di tipo affettivo.

La scelta di raccontare una psicanalisi dal volto umano, senza inoltrarsi troppo nella teoria e lasciando spazio ad una struggente storia d’amore che si intreccia con le vicende della Storia, fa del film di Faenza un titolo da consigliare a quanti vogliono saperne di più sulle ricerche freudiane, senza rinunciare alle emozioni che i bei film sanno suscitare.

Dal nostro Repertorio

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Ecco il PROGETTO CINEMA del 2° Classico

Introduzione al cinema (2° classico)
Interessante il progetto, avviatosi nella seconda metà di aprile e che si concluderà entro la prima metà di maggio, a cui stanno partecipando in questi giorni gli alunni del 2° classico, sotto la guida della prof.ssa Rosanna Battista.
Il progetto, che si inserisce nel percorso tematico del cinema, ha il fine di sollecitare gli alunni allo studio del cinema stesso per comprenderne i complessi meccanismi.
Il progetto è così strutturato: gli alunni della classe sono stati divisi in cinque gruppi; ogni gruppo ha il compito di visualizzare il film assegnatogli, per scriverne poi una recensione e una chiave di lettura, che verranno esposte dal gruppo all’intera classe dopo la visione del film.

Il cinema
Ma facciamo qualche passo indietro per capire che cosa è davvero il cinema.
La parola “cinema” deriva dal greco “κίνημα, -τοϛ” (“kinema, kinematos”), che ha il significato di “movimento”.
Infatti, lo stesso termine greco deriva a sua volta dal verbo “κινέω”, che significa “io muovo”.
La parola “cinema” indica quindi una successione di immagini in movimento, che hanno il fine di mostrare eventi reale o immaginari.

Il cinema può essere suddiviso in tre componenti principali:
– copione = insieme delle battute che sono recitate dai vari personaggi;
– sceneggiatura = insieme degli elementi e dei luoghi che compongono la storia;
– colonna sonora = base musicale che ha lo scopo di amplificare le emozioni , di gioia o di dolore , che lo spettatore prova durante la visione del film.

Il cinema nasce alla fine del ‘900, soprattutto grazie al lavoro di due brillanti imprenditori francesi: i famosi fratelli Lumière.
Tuttavia esso veniva definito “cinema muto”, poiché non esisteva ancora l’audio e gli attori quindi non potevano recitare battute.
Verso gli anni ’30, grazie allo sviluppo della tecnologia, nasce finalmente il cinema parlato, abbozzo del cinema moderno.
Il cinema è comunemente riconosciuto come la settima arte.
Questa definizione fu data per la prima volta nel 1921 da Ricciotto Canudo, critico cinematografico, poeta e scrittore italiano.
Le prime due arti, per ordine cronologico, sono infatti l’architettura e la musica, le quali erano presenti già nell’epoca preistorica.
Dall’architettura sarebbero derivate le cosiddette “arti dello spazio”: la scultura e la pittura.
Dalla musica, invece, deriverebbero le “arti del tempo”: la poesia e la danza.
In realtà la settima arte è il teatro, da cui però è nato in seguito il cinema, che racchiude quindi tutte le arti sopracitate.

Progetti
Ed ecco i progetti presentati dai vari gruppi:
http://centopassisalesiani.wordpress.com/

Giovanni Pio Cirillo

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Il cinematografo italiano, un passo indietro nel tempo!

Da Vittorio De Sica a Christian, De Sica dal gruppo “La Smorfia” ai Cinepanettoni, da Alberto Sordi a Carlo Verdone il cinema italiano ha sempre emozionato critici di tutto il mondo e ha sempre portato a casa ottimi risultati. Ormai però molti film non sono più conosciuti come una volta e molti giovani non sanno neanche chi siano i veri attori storici di questo paese, come Marcello Mastroianni o Sophia Loren. Ci sono film italiani che, come possono farci fare una semplice risata, possono anche farci capire le condizioni di un determinato periodo storico. Per esempio possiamo vedere nel celebre film “Così parlò Bellavista” (regia Luciano De Crescenzo, 1984) Napoli nel periodo post-terremoto. O ancora nel film “Amarcord” (regia di Federico Fellini, 1973 ma ambientato negli anni 30′) un’Italia fascista e patriottica. Ancora oggi molte delle battute e delle citazioni che sentiamo, provengono dai classici del cinema italiano. Un celebre esempio è la frase “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo” proveniente dal film “Un americano a Roma” interpretato da Alberto Sordi e diretto da Stefano Vanzina. 

Ogni Italiano dovrebbe quantomeno provare a guardare un classico del cinema nostrano e non partire dal presupposto che sia noioso o poco interessante.

                                                                                                       Francesco Saverio Sarnelli

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