Trenta anni fa l’ Italia dice no al nucleare

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Fu proprio un italiano, il fisico Enrico Fermi, a creare il primo prototipo di reattore ad energia nucleare controllata servendosi di uranio e grafite pura, nell’ ambito del progetto Manhattan che portò alla formazione della prima arma nucleare da parte degli americani vincitori del secondo conflitto mondiale. In Italia, invece, si dovranno attendere i primi anni sessanta affinché si costruiscano le prime centrali nucleari. Si trattava di impianti di origine anglo-americana ed erano più che altro dei prototipi. Le prime strutture furono innalzate a Latina, a Sessa Aurunca (CE) e a Trino (VC) tra il 1963 e il 1965. Un’ altra centrale elettronucleare fu varata a Caorso (PC) nel 1970. Essendosi dotata di strutture altamente innovative come quella di Sessa Aurunca, l’ Italia risultò come terza nazione produttrice di energia elettrica di derivazione nucleare nel 1966 e questo nuovo tipo di fonte energetica riuscì a coprire il 4% del fabbisogno nazionale. Nel 1975 e nel 1982 furono introdotti due progetti per diffondere la componente nucleare e si arrivò a progettare ulteriori centrali. Questi piani subirono una battuta d’ arresto all’ inizio degli anni Ottanta in seguito a incidenti come quello di Three Mile Island del 1979 negli Stati Uniti e quello di Chernobyl (1986) nell’ allora Unione Sovietica. Quest’ ultimo specialmente ebbe un grande impatto mediatico nei confronti dell’ energia elettronucleare. Non a caso il popolo fu chiamato l’ 8 e il 9 novembre alle urne per decidere se concedere o meno al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il potere di decidere la localizzazione degli impianti, l’ abrogazione dei contributi ai Comuni ospitanti complessi nucleari e il divieto imposto all’ ENEL di partecipare alla costruzione di strutture nucleari  in paesi esteri. L’ opinione pubblica si dimostrò nettamente a sfavore e ciò decretò temporaneamente  il fallimento del progetto in Italia. Negli anni successivi ci fu un acceso dibattito sempre riguardo questa fonte di energia e si arrivò ad un referendum nel 2011. Le consultazioni portarono sempre ad un esito negativo e ciò portò al definitivo smantellamento dei siti, tuttora in corso.

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